Mastoplastica additiva


Mastoplastica additiva

La mastoplastica additiva è un intervento di chirurgia plastica volgarmente chiamato anche ingrandimento del seno, uno degli interventi estetici più richiesti.

Non di rado le donne soffrono a causa di seni troppo piccoli in relazione all’aspetto generale del corpo. La predisposizione e la dimensione del seno piccolo sono per lo più genetiche. La mastoplastica additiva rappresenta una possibilità per adeguare in modo armonico il seno considerato troppo piccolo rispetto all’immagine corporea generale o desiderata, intervento la cui crescita è stata del 500% dal 1997 al 2013.

Vi sono state diverse tappe per quanto riguarda la mastoplastica additiva: il primo intervento in assoluto di tale genere fu nel 1895 da Vincenz Czerny. In tempi più recenti Gonzales-Ulloa nel 1960 e Regnault nel 1966 hanno provato i primi interventi combinati di mastolastica e mastopessia, mentre di quegli anni è l’introduzione delle protesi a soluzione salina, provate per la prima volta in Francia nel 1964 da H. G. Arion.

L’operazione è diventata sempre più diffusa, negli USA è stato stimato che più di un milione di donne hanno avuto nella loro vita un intervento di mastoplastica additiva mentre nella sola Inghilterra si sono avuti 13.000 casi certificati di intervento nel 2001.

In base alla silhouette individuale saranno prese in considerazione dal medico aspettative di vario tipo, ed escluse le proposte esagerate. Oltre alla ipoplasia mammaria giovanile spesso si riscontra pure il desiderio di un cambiamento della forma del seno in donne che hanno terminato una gravidanza e/o eventualmente un periodo di allattamento prolungato. Dopo questi avvenimenti si può assistere ad una cosiddetta atrofia involutiva della ghiandola del seno. In questi casi vi è solitamente un rilassamento della pelle precedentemente dilatata durante la gravidanza o la fase di allattamento. Ne risulta l’impressione di un seno cadente e meno turgido. Di regola possono essere ottenuti ottimi risultati tramite il riadattamento del volume per mezzo dell’impianto di una protesi. Nei casi di rilassamento marcato della pelle talvolta è necessario anche una riduzione della cute in eccesso (mastopessia) per ottenere un risultato ottimale.

Nei casi di asimmetria marcata dei seni la mastopessia additiva rappresenta uno dei mezzi possibili per migliorare la forma corporea. Le protesi mammarie, più usate, sono costituite da un involucro di silicone, mentre il contenuto dello stesso può variare: attualmente vengono utilizzate protesi contenenti un gel coesivo di silicone. Ne esistono di svariate dimensioni e forme.

L’incisione cutanea varia tra 5-8 cm di lunghezza e si troverà nel solco sottomammario o sul margine dell’areola, o in alcuni casi a livello dell’ascella; sarà comunque eseguita in modo da apparire il meno possibile. Attraverso questa incisione viene preparata la zona dove la protesi sarà più tardi posizionata: questo può essere direttamente dietro la ghiandola mammaria o dietro il muscolo pettorale in dipendenza del progetto preoperatorio.

Prima di richiudere la cute vengono introdotti dei drenaggi che permettono di aspirare sangue o siero; Durante la fase post-operatoria i drenaggi resteranno in posizione per circa 24-48 ore. Una medicazione rigida fisserà la posizione delle protesi comprimendo leggermente la zona operatoria, unitamente ad un reggiseno idoneo a sostegno medio (di tipo sportivo). Dopo 3-4 giorni verrà tolta la fasciatura, e dopo una settimana i punti di sutura.

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